Zaatri

In questa fredda mattina d’inverno sono seduto alla mia postazione di lavoro. Il Mac si è acceso da pochissimo con il suo solito accordo di pianoforte elettronico.  Mentre fuori dalla finestra una pioggia insistente picchia sui vetri “cantando” una noisa litania. Si apre la pagina del browser e mi soffermo su una immagine di Lifegate. C’è un video fermo lì che aspetta di esssere cliccato. Il fermo immagine mostra un bambino in primo piano.  La curiosità parte a manetta e non posso non puntare il mio mouse sul play del video. Il fotogramma del bambino inizia ad animarsi. Lo vediamo portare sulle spalle un grosso recipiente d’acqua, quando all’improvviso, ad aiutarlo, arriva il mitico eroe “buono”, Batman. Inizia così una complicità tra il bambino e il super eroe. Non continuo a raccontarlo,  potette vederlo anche voi. Vi accorgerete che il bambino è uno degli 80.000 profughi che sono “accampati” a Zaatari in Giordania. E’ divenuta una delle città più grandi della Giordania.

Questo il link:  https://www.facebook.com/lifegate/videos/1223478387684548/?pnref=story

Zaatari, infatti è una delle più popolate città della Nazione araba. Una città senza strade, senza palazzi, senza mezzi di trasporto: è il campo profughi più grande del Paese. I suoi abitanti sono decine di migliaia di profughi siriani, costretti a lasciare la loro terra da quando è scoppiata la guerra. Il filmato è del luglio del 2016 e probabilmente lo avrete già visto su internet o su qualche post di facebook. Io lo vedo solo adesso e lo condivido con voi per due motivi: il primo che certe immagini non le vediamo mai sulle televisioni, o anche se le pubblicassero, non ci soffermiamo mai abbastanza sul dramma della guerra in generale e su questa siriana in particolare. Il secondo è come, in questo caso, la creatività abbia giocato un ruolo importante unendo, ad un dramma così atroce, un personaggio dei fumetti creato da Bob Kane e Bill Finger. Il tutto è girato con la giusta dose di “ironia” senza mai dimanticare l’aspetto drammatico della situazione. E’ quasi come se il bambino sognasse il suo eroe che lo diverte e gioca con lui tra le tende del campo. Bella la scelta del regista che, nell’ultima scena, fa scomparire il supereroe, che cede il ruolo al padre del bambino. Ben girato e ben sceneggiato facendo riflettere su di uno dei drammi più cruenti senza cadere nel pietismo e nel commovente a tutti i costi, ma anzi restare “leggeri” per poi mettere in evidenza la sofferenza di una guerra.